I Pilastri del Mondo

Le Sette Lance

Quattro sono pregate. Tre sono temute. Si insegna quale sia quale, con una certezza che non invita repliche.

◆ Invocazione

ollevando lo sguardo da qualunque punto del Reame, le sagome delle Sette Lance emergono titaniche oltre l'orizzonte. Colonne di pietra e luce conficcate nel suolo da Auron in tempi immemori, ognuna avvolta da un alone perpetuo e percorsa da un ronzio sommesso che pellegrini e contadini conoscono fin dalla culla.

Si insegna che ciascuna Lancia è la dimora terrena di uno dei Sette Eterni. Alcuni vengono cantati ogni mattina come Custodi della Grazia. Altri, le Ombre della Discordia, vengono tenuti a bada con la preghiera, ricordati senza che il loro nome venga mai pronunciato a voce alta.

Sono sette. Mai sei, mai otto. Nessuno spiega perché questo numero, e la domanda non è incoraggiata.

◆ Santuario del Coro Profondo. Il piedistallo dove nessuna effigie è mai stata posta.
◆ L'Origine

L'Atto di Auron

I sacri testi insegnano che fu Auron, Padre Fondatore, a piantare le Sette nel suolo del Reame. In un'epoca remota, quando l'umanità giaceva nel fango di un mondo antico, Egli scelse di elevarci: forgiò Lumina con la Sua volontà e vi conficcò sette pilastri perché la Grazia non mancasse mai.

Quattro le diede ai Custodi. Tre le concesse alle Ombre, perché anche la discordia avesse un confine. È quanto la Chiesa ripete a ogni generazione, con la calma di chi non teme repliche.

Di Auron non è rimasto un volto. Nessun testo coevo, nessun affresco integro, nessuna lapide con la Sua mano. Le liturgie cambiano nome al Padre da una città all'altra, e i Custodi della Prima Luce ringraziano chiunque smetta di chiedere il perché.

◆ I Quattro

Custodi della Grazia

A loro si erge ogni mattina la preghiera. A loro si attribuisce ogni alba, ogni guarigione, ogni sentenza giusta. Si nominano con gratitudine, si dipingono a occhi aperti.

I
Lancia della Giustizia

Xandros Re di Spade

Dal suo trono di luce stilla l'Icore dorato che scorre nelle vene degli Aurati. La sua mano regge la legge, la stirpe e il giudizio dei Mastini, i suoi Inquisitori che pattugliano le strade di Xandria.

Le sue sentenze, si insegna, sono perfette. Chi è innocente non viene mai accusato; chi è accusato non è mai innocente. È la simmetria della Grazia, ed è bene non interrogarla.

Quando un Aurato perde il bagliore dell'Icore, e di tanto in tanto accade, gli si chiede di tacere. Xandros, per sua giustizia, lo vuole.

II
Lancia del Cielo

Syrax Madre del Giorno

Tende sopra di noi il Velo della Luce e intona il canto perpetuo che tiene in vita il sole. Finché Syrax canta, l'oscurità non potrà reclamarci, e ogni alba che spunta sulle guglie di Xandria è una sua nuova promessa.

I Cantori del Velo, i suoi monaci, vegliano in turno perché il coro non si interrompa mai. Se la luce vacilla, è perché qualcuno ha smesso di pregare a sufficienza.

Si dice che certe notti durino tre giorni. Si ringraziano i Cantori che le hanno sopportate, e si ricordano i loro nomi nei santi. Gli altri turni, intanto, vengono ridistribuiti.

III
Lancia del Fondamento

Vhrant L'Immobile

Il gigante silenzioso che regge il mondo sulle spalle. A lui si prega perché la terra resti ferma sotto i passi degli uomini, e non tremi sotto il peso dei loro peccati. Non parla, non risponde, non si volta. È la fede senza voce.

Quando la terra trema, la spiegazione ufficiale è chiara: non è Vhrant ad aver ceduto. È un villaggio che ha peccato troppo, una valle che si è dimenticata di pregare. La penitenza paga il danno, e la fede ricostruisce.

Le terre del Gelo Silente, dove la fede è povera, non tremano mai. I cartografi del Reame lo annotano come miracolo. Gli abitanti, quando esistono, dicono altro.

IV
Lancia della Misericordia

Sira Donatrice di Vita

Ripesca le anime dei degni dall'Abisso e dona loro un nuovo guscio nei Templi della Prima Luce. Ogni soffio che torna a sciogliere il petto del Risorto è un suo dono, non un tuo merito, e va pagato in obbedienza ogni mattina.

Le anime indegne non tornano. Resta nell'Abisso chi non meritava la Grazia, e di loro non si fa il nome: pregarli sarebbe rinfacciare a Sira una scelta. La sua misericordia ha confini, e quei confini sono incisi sugli altari.

I sacerdoti del Risveglio non chiedono mai ai Risorti se ricordano di essere stati morti. È una cortesia che il rituale prescrive con precisione.

Quattro sono il giorno.
Tre sono ciò che il giorno non confessa.
Dal sermone del Crepuscolo
◆ Le Tre

Ombre della Discordia

A loro si rivolge una preghiera per essere risparmiati, e basta così. Sono maledette: questo è quanto si insegna. Eppure sono lì, conficcate nel suolo come le altre, da quando il mondo è stato forgiato.

V
Lancia maledetta

Mnemora La Ladra di Memorie

Si insegna che si nutre dei ricordi dei Risorti per pura invidia. Se ti svegli senza nome né passato, è perché la Ladra ha banchettato con la tua superbia precedente, lasciando solo la cenere su cui edificherai la nuova vita.

I Custodi della Prima Luce chiamano questo furto la Tabula Rasa, e ti spiegheranno che andrebbe ringraziata. Non sarà un errore di traduzione, ma il modo in cui le omelie usano due parole per la stessa cosa.

Una verità per il sermone, l'altra per l'altare. La domanda di cosa accadrebbe se la Ladra smettesse di rubare non compare in nessun catechismo.

Si dice ai margini

I bambini di Xandria, dormendo, sognano un nome che al risveglio non sanno più dire. È sempre lo stesso nome.

VI
Lancia dell'Esilio

Khor-Ael L'Apostata del Margine

Un tempo fu guardiano di Auron, prima che voltasse le spalle alla Luce. Risiede agli estremi confini del mondo, là dove ogni notte tenta di sfilacciare il suolo per far entrare i demoni dell'Abisso. È il nemico giurato di ogni viandante, e nessuna omelia gli concede pietà.

I Mastini di Xandros pattugliano i margini più frequenti perché là la sua presenza pulsa, e occorre stroncarla. La sua sconfitta sarà la prova finale della Grazia, e la promessa che attendiamo ogni stagione.

Eppure è sempre là, ai margini, da quando il mondo è stato forgiato. Gli esploratori che osano spingersi oltre raramente tornano. Quando tornano, raccontano cose che vengono chiamate eresie, e silenzi che vengono chiamati conferme.

Si dice ai margini

I cartografi del Margine sanno che le mappe cambiano da una stagione all'altra. Lo annotano in cifrari che bruciano prima di consegnare l'originale.

VII
Lancia del Silenzio

Aelonis La Silenziosa

Custode di un freddo che non andrebbe mai risvegliato. Il suo silenzio è presagio di sventura e d'inverno; la si prega solo per placarne la gelida indifferenza, mai per chiederle qualcosa.

Vive sotto il Gelo Silente, e fra le tre Ombre è la sola a cui le scritture non hanno mai dato un nemico, una colpa, una funzione. Solo un nome da non pronunciare a voce alta dopo il tramonto.

Nelle case più antiche di Xandria si insegna che certi nomi vanno taciuti dopo il calare del sole. Non per timore di Aelonis. Per non svegliarla del tutto.

Si dice ai margini

Nel Gelo Silente la neve non si sporca mai. Gli abitanti, quando esistono, la chiamano per nome ogni inverno. Come l'abbiano imparato, i registri ufficiali non lo riportano.

◆ Continua il viaggio

Oltre le Sette

La Capitale

Xandria

Marmo bianco, oro, canto perpetuo di Syrax. La Regina si mostra raramente in pubblico. Si dice per devozione.

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Le Voci dei margini

Frammenti

Iscrizioni nei muri, ultime parole su lapidi cancellate, epitaffi che hanno dimenticato di sigillare. Quello che non hanno avuto il tempo di riscrivere.

Prossimamente
Sette piantate. Quattro pregate, tre temute. I conti tornano. Eppure nessuna delle dottrine spiega cosa accadrebbe se ne mancasse anche una sola, neanche fra le tre maledette.
Marginalia di un sacerdote senza nome