Le Guglie
Marmo bianco che si arrampica fino al velo del cielo, e oro che lo trattiene.
Marmo bianco. Oro filato. Il canto perpetuo di Syrax che non si interrompe mai, neanche quando i Cantori cadono. La città che il Reame chiama il proprio centro, e che si dichiara tale a ogni alba.
el cuore esatto del Reame, sospesa fra quattro Lance e attraversata da sette fiumi, sorge Xandria. Le sue guglie si vedono da ogni provincia, e ogni Risorto, dovunque apra gli occhi, è già stato indirizzato qui prima ancora di pronunciare il proprio nome.
È la città di marmo bianco e oro che si addita come la prova terrena della Grazia. Le sue cupole catturano il sole di Syrax, i suoi acquedotti trasportano un'acqua che si dice non si guasti mai, e nessun Mastino di Xandros ha mai dichiarato un suo abitante manifestamente innocente: la simmetria è perfetta.
Quando entrerai per la prima volta dalle sue porte, ti accorgerai di avere già fatto un inchino prima di decidere di farlo. È una città che si ricorda meglio di quanto tu ricordi te stesso.
La capitale si lascia leggere come un trittico d'altare: l'altezza che canta il cielo, la voce che lo trattiene, la mano che ne firma la sentenza. Sono volti diversi della stessa luce. Così almeno si predica.
Marmo bianco che si arrampica fino al velo del cielo, e oro che lo trattiene.
La Regina Krys-Thea II, da cui scende l'Icore, e a cui torna ogni sentenza.
La Cattedrale dove il canto di Syrax non smette mai, neanche quando i Cantori cadono.
Dove il marmo finisce, comincia l'oro.
Le guglie di Xandria si arrampicano fino al velo del cielo. Sono di marmo bianco e di un oro che non si ossida mai, e ognuna porta in cima una statua dorata di un Aurato illustre: cavalieri di Xandros, Cantori di Syrax, Cancellieri d'Oro a cui i Re del passato hanno concesso la posa eterna.
Le scalinate che le congiungono non finiscono mai del tutto. Si dice che Auron stesso ne abbia disegnato la pianta, e che a chi le percorra in preghiera scenda dal cielo una sapienza che a parole non si trasmette.
I capomastri che ne hanno guidato gli ultimi restauri non firmano mai i registri di cantiere. È un'usanza, dicono: per umiltà. I tomi di costruzione esistono e vivono nei sotterranei del Palazzo della Sentenza; ogni archivista interpellato indica una sala diversa.
Da certi piani del Quartiere Alto, di notte, si sente cigolare il marmo. Gli architetti di corte parlano di assestamento. È un cigolio molto regolare.
L'Icore stilla, e ogni sentenza torna.
In cima al Palazzo della Sentenza siede la Regina Krys-Thea II. Dal suo trono stilla l'Icore dorato che scorre nelle vene dei cittadini di sangue puro. Lei lo dona, lei lo riconosce, lei, per voce dei Mastini, lo ritira a chi smette di meritarlo.
Si mostra raramente in pubblico. Si dice per devozione. Quando appare, due file di Cancellieri d'Oro la precedono fendendo la folla, e a chi la incrocia di lato è insegnato di non sollevare lo sguardo, per rispetto.
Nessun ritratto coevo della Regina è mai uscito dalle mura del Palazzo. Le sue monete recano un profilo, ma quel profilo cambia leggermente ogni quattro o cinque conii. La zecca conserva i conii in una cassa di ferro, e la chiave la tiene un solo Cancelliere alla volta.
Le scale che salgono al Trono sono di marmo nero. È l'unico marmo nero di Xandria. Nessun Mastino sa dire da quale cava provenga.
Il canto che tiene in vita il sole.
Sotto la cupola maggiore della Cattedrale del Coro i monaci di Syrax si danno il cambio ogni quattro ore, e da prima che il Reame avesse un nome non hanno mai lasciato cadere il canto. Finché la nota tiene, la luce tiene. Quando una notte dura tre giorni, e accade, si ringraziano i Cantori che l'hanno sopportata, e si ricordano i loro nomi nei santi.
Quando uno stallo resta vuoto, viene coperto da una stoffa azzurra. La Cattedrale ne ha sempre una pronta, ricamata con la cura di chi sa che il caso si ripresenta. Il canto, intanto, prosegue.
I bambini di Xandria, dormendo, cantano una variazione del Coro che gli adulti non sanno riconoscere. Al risveglio non se la ricordano. Anche loro, dunque, partecipano al turno.
La cupola è stata restaurata sette volte. Le travi originali non si sono mai trovate. Il canto, ufficialmente, non si è mai interrotto.
Sotto la Regina, cinque ordini intessuti l'uno nell'altro reggono la capitale. Si chiamano colonne. A chi le abita di sguincio viene un'altra parola in mente, e si tiene per sé.
gli Inquisitori di Xandros
Vestono di nero e oro. Bussano sempre tre volte. Chi apre alla terza non viene mai dichiarato innocente.
i monaci di Syrax
Si danno il cambio ogni quattro ore. Se la luce vacilla, è perché qualcuno fra loro ha respirato fuori tempo.
i sacerdoti del Risveglio
Conoscono il tuo nome prima di te. Non te lo chiedono. Te lo dicono, e tu non hai modo di verificare.
la mano amministrativa del Trono
Ogni Risorto che entra in città passa fra le loro penne. Quello che scrivono di te non lo leggerai mai.
i cittadini di sangue dorato
L'Icore stilla dal Trono e scorre nelle loro vene. Quando il bagliore si spegne, e di tanto in tanto accade, gli si chiede di tacere.
A Xandria nessuno mente.
Si confeziona la verità con lo stesso oro con cui si fondono le monete.
Quattro Custodi della Grazia, tre Ombre della Discordia. Quattro guardano Xandria. Tre, si dice, le voltano le spalle.
Tre soglie nei Templi della Prima Luce, prima ancora di mettere piede a Xandria. Il luogo, il dono, il patto. La porta di bronzo, poi, si apre da sola.
È la più bella città del Reame. Se non ti convince, ripetilo finché non lo fa. È così che si entra a Xandria. È così che si è imparato a viverci.